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martedì, 24 novembre, 2015

Argentina: la fine di un ciclo?

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Sono passati pochi giorni dal ballottaggio elettorale in Argentina ed è noto a tutti che a partire dal 10 dicembre il candidato vincitore del Frente Cambiemos, il conservatore e liberista Mauricio Macri, si insedierà ufficialmente alla Casa Rosada come nuovo presidente della Repubblica Argentina.

Abbiamo assistito alla legittima esultanza del vincitore, molti hanno parlato di storica vittoria, di fine di un ciclo e di pesante sconfitta per il Frente para la Victoria e per il peronismo kirchnerista.

Ma siamo sicuri che nella realtà le cose stiano proprio così?

Certamente quanto accaduto rappresenta una battuta di arresto per il progetto “nacional y popular”, fulcro del testamento politico di Juan Domingo Peron, fortemente voluto, nei dodici lunghi anni di governo peronista, da Nestor Kirchner prima e, alla sua morte, da Cristina Fernandez de Kirchner.

Ma è appunto solo una battuta di arresto.

I risultati del ballottaggio dividono Mauricio Macri dal suo antagonista del Frente para la Victoria, Daniel Scioli, di poco meno di 3 punti percentuali e la risicata vittoria sul candidato “oficialista” potrebbe far pensare a un paese diviso profondamente e spaccato a metà. Ma il risultato delle consultazioni legislative dello scorso 25 ottobre ci racconta un’altra realtà: il Congresso con il quale il nuovo presidente dovrà confrontarsi non è certo favorevole al futuro inquilino della Casa Rosada.

Il Frente para la Victoria e i suoi alleati contano alla “Cámara de Senadores”  42 senatori su 72, quindi la maggioranza assoluta, e alla “Cámara de Diputados” 114 rappresentanti su 257. E’ facilmente intuibile che questa schiacciante supremazia legislativa porrà dei grossi limiti al tentativo del “macrismo” di cancellare i diritti acquisiti dagli argentini.

Un altro valido e irrinunciabile baluardo per contrastare le politiche neoliberiste, che nel passato hanno già portato  al disastro e alla bancarotta, saranno anche le organizzazioni di base del peronismo-kirchnerista, ben radicate nel territorio. I loro militanti difenderanno strenuamente le conquiste degli ultimi dodici anni.

Anni in cui  si sono registrate conquiste importanti che hanno trasformato radicalmente il grande paese latino americano, facendo segnare progressi in ambito educativo, sociale, economico, così come in materia di difesa e sicurezza.

Con la creazione di migliaia di nuove scuole e la riforma delle leggi sull’istruzione; la costruzione di ospedali e l’adozione di politiche che garantiscono il diritto alla salute, la disoccupazione scesa dal 17,5% del 2003 all’attuale 6%, che ha permesso di ridurre notevolmente disuguaglianze sociali e povertà; il potere d’acquisto triplicato dal 2002; la politica del rispetto dei diritti umani, la nazionalizzazione di settori importanti dell’economia, sottratti al patrimonio nazionale nei tempi dell’euforia neoliberista inaugurata dalla feroce dittatura che insanguinò l’Argentina dal 1976 al 1983, quali il settore energetico petrolifero, quello dei trasporti e la riforma del sistema pensionistico; la convinta adesione argentina al processo di integrazione latinoamericana nella costruzione della Patria Grande.

Quelli elencati sono solo alcuni degli aspetti per cui andremmo cauti nello scrivere affrettati epitaffi per un movimento di popolo che ha ancora molto da conquistare negli anni a venire.

Nando de Angelis

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