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martedì, 24 novembre, 2015

Un liberista alla Casa Rosada

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Sarà dunque Macri (51,40%), dal 10 dicembre prossimo, il nuovo presidente dell’Argentina per i prossimi quattro anni, ha battuto al ballottaggio Daniel Scioli ( 48,60%)del Frente Para la Victoria, e così la nazione Argentina volta pagina e si affida a un conservatore liberista che ha già annunciato nei suoi programmi un sostanziale cambio di rotta rispetto alla politica dei precedenti governi peronisti a guida Kirchner.
Esultano a Washington, ma anche a Londra, capitali a cui hanno sempre guardato le varie “oligarchie” del continente indio latino, più propense a schierarsi con i nemici dei popoli del continente che a creare le premesse per una vera indipendenza dall’Europa e dagli Stati Uniti, quella per la quale sono nate l’Unasur, il Mercosur e l’Alba.
La vittoria di Macri viene riportata dal “The Washington Post” come “ un inversione di tendenza verso posizioni più centriste e conservatrici”, il “Times” parla di “ cambio di rotta”, il “ Guardian” sottolinea che “dopo dodici anni di governo di sinistra l’Argentina si sposta al centro destra” e a loro s’ unisce l’immancabile Financial Times che sottolinea come sia “iniziata una nuova era”…
Salutano con soddisfazione l’elezione di Macri anche i giornali spagnoli El Pais e El Mundo (evidentemente brucia ancora la nazionalizzazione della compagnia petrolifera YPF controllata dalla spagnola Repsol voluta da Cristina Fernandez nel 2012): “ E mette fine a dodici anni di Kirchner recita El Pais, seguito da El Mundo “Macri che avrà il compito di guidare lo spirito di cambiamento che si è impadronito della società Argentina negli ultimi mesi” .
In Cile, da sempre avversario dell’Argentina nella Regione e vicino agli interessi anglosassoni ( nella guerra delle Malvinas Santiago diede un appoggio non indifferente ai britannici (http://www.terredamerica.com/2014/07/12/ferite-della-storia-il-ruolo-del-cile-nella-sconfitta-argentina-nella-guerra-delle-falkland-malvinas-del-1982/) il quotidiano El Mercurio mette in luce tra le principali sfide del mandato di Macri,” il rafforzamento dell’Alleanza del Pacifico e una maggiore pressione contro il Venezuela di Maduro”, e proprio in Venezuela esulta l’opposizione reazionaria di Henrique Capriles Radonskyi (https://it.wikipedia.org/wiki/Henrique_Capriles_Radon) , Maria Corina Machado e Lilian Tintori, all’attuale presidente chavista, congratulandosi con Macri dalle colonne del giornale El Universal.
La politica dell’Argentina di questi ultimi 12 anni deve aver urtato diversi interessi atlantici, le nazionalizzazioni operate , l’apertura alla Russia di Putin, all’Iran e alla Cina, l’appoggio dato alla creazione di un mercato comune Sud Americano con il Mercosur, la richiesta fatta al governo britannico di restituire le isole Malvinas, i buoni rapporti con il Venezuela di Chavez, tutti portano il marchio peronista di Nestor Kirchener e Cristina Fernandez.
Il programma di Macri, dietro le solite scontate buone intenzioni, come la guerra alla povertà,il diritto alla casa, nuovi posti di lavoro, che qualsiasi candidato firmerebbe in fotocopia, si presenta invece in tutta la sua portata geopolitica solamente funzionale a quella del gendarme “del cortile di casa”( così gli Sati Uniti hanno sempre considerato in modo sprezzante l’America Indio Latina), nei suoi punti salienti:Avvicinamento agli Stati del blocco del Pacifico, Messico,Colombia,Perù e Cile, pedine di Washington per la creazione di un futuro mercato unico per tutte le Americhe -ALCA- che devasterebbe le più deboli economie locali a tutto vantaggio di quella statunitense. Messa al bando del Venezuela dal Mercosur a causa del suo governo “populista e antidemocratico”, ovviamente secondo la versione che ne danno gli anglosassoni di democrazia. Per quanto riguarda i blocchi politico economici del continente Macri punterebbe ad una “accordo strategico “ con il Brasile, ma in chiave di avvicinamento congiunto all’Alleanza del Pacifico .Ci saranno poi delle ripercussioni anche per i rapporti bilaterali con l’Iran,voluti proprio dalla presidente uscente, chiave di volta di nuove alleanze in un contesto multipolare, Macri dichiarò che se eletto “annullerà l’accordo preso dal precedente governo per esaminare congiuntamente i fatti relativi all’attentato del 1994 contro la Asociación Mutual Israelita Argentina”, che Israele senza alcuna prova addebitò a Teheran e agli Hezbollah . Questo porterebbe automaticamente a un congelamento dei rapporti diplomatici tra le due nazioni, funzionale a Israele,ma anche agli Stati Uniti. Macri punta invece a un miglioramento delle relazioni con la Gran Bretagna sulla questione Malvinas, non verrà rinominato il ministro per le isole contese, voluto da Cristina Fernandez nel 2013.
Restano Russia e Cina, anche qui dovremmo aspettarci grandi cambiamenti, la linea liberista e di apertura ai mercati ,che poi va inteso solo quello controllato dagli Stati Uniti e dai suoi vassalli dell’Ue,metterà probabilmente in discussione i buoni rapporti avuti fin qui da Buenos Aires con Mosca e Pechino, tasselli importanti in antitesi al blocco atlantico .
C’è il rischio infine di rivedere tra qualche anno , con tutta questa voglia sfrenata di apertura al mercato e di conseguenza agli investitori esteri, gli avvoltoi del FMI volare sull’Argentina, come ai tempi sciagurati di Menem . L’Argentina non sarà diventata una potenza mondiale con il governo peronista,probabilmente non avrà risolto tutti i problemi, ma aveva certamente ripreso in mano il proprio destino e la propria indipendenza economica e politica e tutto questo non è cosa da poco nel panorama Sud americano.

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