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sabato, 21 novembre, 2015

Russia e Occidente, relazioni pericolose

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In queste ore, in mezzo alle bave alla bocca contro “l’Islam” di tutto ildestrume, è tutto un susseguirsi di profferte ed avances alla Russia, affinché si unisca all’Armata del Bene (l’Occidente) contro i “barbari”. Si tratta, ovviamente, di un tranello, oltre che di un pio desiderio, la Russia sapendo bene che l’Occidente la vuol fregare e portarla alla rovina per poi sbranarsela (assieme ai suoi alleati “moderati” del Golfo… coinvolti nella destabilizzazione del Caucaso, tanto per dirne una).
Non è forse la stessa Russia delle “sanzioni” per la Crimea? Quella “omofoba” che non rispetta i “diritti dei gay”? Il laboratorio permanente della frode sportiva? La quintessenza del “dispotismo” incarnato da Vladimir Putin?
Ma la Russia è certamente più accorta di tutti questi pifferai messi insieme, quindi non si farà fregare. Almeno si spera, perché altrimenti sarà una catastrofe.
Per capire come l’Angloamerica, da sempre, utilizza i suoi “alleati” per portarli alla rovina, è utile la lettura di un vecchio libro, scritto e tradotto in italiano in un momento particolare, quando cioè i nodi vennero definitivamente al pettine. Stiamo parlando di Le alleanze dell’Inghilterra, di Anton Zischka (trad. it. Casa Editrice Mediterranea, Roma 1941-XIX; ed. ted. 1940), che prima o poi qualche editore dovrà riproporre, tanto questo studio è una miniera d’informazioni e di spunti per capire come l’Inghilterra, prima potenza “talassocratica”, abbia inteso le sue “alleanze”.
L’America ha, né più né meno, imparato la lezione riapplicandola con maggior zelo. Si pensi all’Iraq, alleatosi all’America in funzione anti-iraniana: gli è giovata questa “alleanza”? E per non andare tropo lontano, pensiamo a noi, all’Italia: facciamo finta che gli Stati Uniti ci abbiano salvato dal sovietismo, ma cosa ci abbiamo guadagnato dagli anni Novanta in poi dalla “alleanza” con loro? Chiediamocelo, e chiediamolo a tutto il variegato parterre dei summenzionati suonatori di piffero, per i quali – dopo aver praticamente distrutto lo Stato ed il senso dello Stato – dovremmo immolarci definitivamente in una guerra per salvare nientemeno che “l’Occidente” e la sua “civiltà” fondata sul denaro ed il prestito ad interesse.
Adesso l’America vuol dare da intendere che sta “disimpegnandosi” dal Medio Oriente, che improvvisamente – per motivi energetici, militari ed altro – sarebbe diventato una seccatura ed una palla al piede.
Tutto ciò è falso, e fa parte della disinformazione da essa pilotata. La verità è che – com’è stato evidentissimo con la questione dei “profughi” – intende scaricare sull’Europa e gli altri suoi “alleati” la patata bollente del caos che ha seminato nella regione a noi contigua. La Turchia, membro della Nato ed in queste ore additata come “traditrice”, viene pungolata a far qualcosa, a “prendersi le sue responsabilità” nel pantano siriano. E come?
Rintuzzando l’iniziativa russa, per esempio, cosicché uno scontro tra Russia e Turchia, preconizzato da molti (e non solo “analisti geopolitici”), aprirebbe le porte a quella “battaglia finale” tra i cui prodromi vi sarebbe la conquista di Costantinopoli da parte della Russia, alla quale farebbero seguito altri eventi inseriti tra quelli dei cosiddetti “tempi ultimi”…
Ma anche se non vogliamo scomodare l’Apocalisse, rendiamoci conto che, in un modo o nell’altro, l’interesse primario dell’Angloamerica è quello di far si che quei nodi al pettine che sono fermi al 1940 diano come esito un’altra guerra mondiale, che come la precedente riduca l’Europa e l’odiato “Vecchio mondo” ad un cumulo di macerie.
Per questo, dei governanti come minimo con la testa sul collo non dovrebbero cadere in questa messinscena che usa il “terrorismo” per farci perdere la bussola, invitando “l’Alleato” a togliersi da solo le castagne dal fuoco, agendo risolutamente per non farsi coinvolgere nelle sue trame e scegliendo finalmente in autonomia con chi essere amico.

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