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giovedì, 5 novembre, 2015

Argentina: è in gioco il destino della “Patria Grande”

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Per la prima volta nella loro storia, gli argentini eleggeranno un presidente in un ballottaggio che si svolgerà il prossimo 22 novembre. Ballottaggio che si è reso necessario perché nessuna formazione politica è riuscita a raggiungere il quorum sufficiente per dare la vittoria al proprio candidato alla prima tornata.

Daniel Scioli, del Frente para la Victoria che governa il paese dal 2003, ha ottenuto il 37,8% dei suffragi ed è stato il vincitore della consultazione. In seconda posizione, con il 34,15%, troviamo il leader dell’opposizione “Cambiemos”, Mauricio Macri, seguito con il 21,3% dal deputato Sergio Massa, candidato per “Unidos por una Nueva Alternativa”.

Analisti e sondaggisti consultati in vista della nuova tornata elettorale che potrebbe porre la parola fine a dodici anni consecutivi di potere peronista di sinistra nazionale e popolare, anche se tra mille riserve, affermano che nelle intenzioni di voto il candidato dell’opposizione, Mauricio Macri, risulta in vantaggio sul candidato “oficialista”, Daniel Scioli.

Può Daniel Scioli ribaltare questa tendenza e sconfiggere il suo avversario in questo storico evento?

Tutto dipende dalla strategia elettorale che  il candidato del Frente para la Victoria adotterà in queste settimane. I due faccia a faccia con Mauricio Macri possono rappresentare una delle chiavi per la vittoria, Scioli deve passare all’offensiva e smascherare quello che il vago programma del suo avversario nasconde: un brutale ritorno alle politiche neoliberiste, l‘allineamento con gli Stati Uniti d’America con una conseguente grave battuta di arresto del processo di integrazione regionale latinoamericana e un colpo mortale per la UNASUR, la CELAC  e il Mercosur, organismi nei quali la Repubblica Argentina ha un indubbio peso politico e delle responsabilità determinanti.

Sarà anche necessario non circoscrivere i suoi interventi esclusivamente alla difesa dell’operato dei Kirchner negli anni (cosa che la presidente, Cristina Fernandez, sa fare  infinitamente meglio di lui), e identificare delle nuove priorità, con proposte concrete sotto il profilo economico, sociale , culturale e internazionale per convincere l’opinione pubblica che con lui  presidente si potrà realizzare tutto ciò che Nestor Kirchner, in altri tempi, aveva riconosciuto necessario fare per fortificare il progetto “nacional y popular”, in altre parole, dimostrare di essere l’erede del testamento politico del compianto leader peronista.

Certo, una missione difficile, ma tutt’altro che impossibile. Del resto non si confronta  con un De Gaulle o  un Churchill, ma con un avversario che è il prodotto blando di una politica di astuto marketing, sostenuto, sia mediaticamente che finanziariamente, dagli Stati Uniti.

Speriamo che riesca nel suo intento perché, anche se qualcuno insiste a negarlo, in questo ballottaggio si gioca non solo il futuro del grande paese sudamericano ma anche quello di tutta la “Patria Grande”, con i suoi processi di emancipazione e di lotte antimperialiste.

Nando de Angelis

 

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