Spread the love

Spread the love

" />
giovedì, 5 novembre, 2015

Baltus alle Scuderie del Quirinale

Spread the love

Fino al 31 gennaio” a Villa Medici. Agli inizi del nuovo secolo, rannicchiato su una sedia a rotelle e un gatto sulle ginocchia, abbiamo conosciuto a Roma un uomo piccolo, consumato dal tempo, che si muoveva silenzioso per le sale della sua mostra a Piazza Mignanelli senza disturbare nessuno e quasi ignorato dal pubblico: era Balthasar Klossowski de Rola, in arte Baltus.
A quindici anni dalla morte del pittore francese di origine polacca, e dall’ultima esposizione che gli è stata dedicata in Italia, le Scuderie del Quirinale, con Electa e l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici presenta¬no, dal 24 ottobre 2015 al 31 gennaio 2016, la mostra “Balthus”: retrospettiva alle Scuderie del Quirinale e atelier a Villa Medici
Curata da Cécile Debray, conservatrice al Museo Nazionale d’Arte Moderna Centre Pompidou, con la collaborazione di Matteo Lafranconi e di Evelyn Benesch, l’evento riunisce in parete più di duecento opere: quadri provenienti da importanti musei e da collezioni private prestigiose, ma anche un’ampia selezione di disegni e fotografie, proponendo nuovi spunti di rifles¬sione sul lavoro di uno dei più originali artisti del Novecento.
Balthus è profondamente legato all’Italia. Il suo primo viaggio nel nostro paese, nel 1926, rap¬presenta uno spartiacque per la sua vocazione artistica. Folgorato dalla scoperta dei maestri del Rinascimento toscano, in particolare di Piero della Francesca, l’artista ne eredita la chiarezza formale, la capacità narrativa, il senso della composizione.
È proprio da questa tradizione integrata dalla conoscenza dei movimenti italiani del realismo magico e della Metafisica, oltre che dalla Nuova Oggettività tedesca, che trae origine quell’atmosfera sospesa ed enigmatica che è caratteristica distintiva delle sue opere, in particolare dei capolavori degli anni Trenta.
Il legame con l’Italia si rafforza a partire dal 1961, quando viene nominato direttore dell’Accade¬mia di Francia a Roma. Nel 1964 si trasferisce nella capitale e stringe amicizia con Federico Fellini e Renato Guttuso. Da questo sodalizio scaturisce ironia e forte senso cromatico. Il gatto presente in quasi tutti i suoi dipinti diventa l’ideogramma personale, quasi insostituibile più della firma stessa.
Rimane a Villa Medici fino al 1977, sviluppando una nuova pratica del disegno e della pittura. Trae ispirazione soprattutto dalle tecniche del passato per “reinventare” la propria.
Alle Scuderie del Quirinale la mostra presenta circa centocinquanta opere, riunendo capolavori appartenenti a tutte le fasi della carriera di Balthus, in un percorso cronologico che si dipana attorno ad alcuni temi centrali: l’eredità rinascimentale, l’infanzia, l’influenza di opere letterarie come Cime tempestose di Emily Bronte e Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll; l’importanza degli scambi con Antonin Artaud, André Derain, Alberto Giacometti o con suo fratello Pierre Klossowski. Sono esposti quadri chiave, come La toilette de CathV (1933), Le Roi des chats (1935), Les entants Blanchard (1937), La Patience (1946-48), La Chambre (1952-54) ed anche La Rue (1933) dal MoMA, dipinto presentato per la prima volta a fianco alla prima versione realiz¬zata dall’artista nel 1929.
A Villa Medici l’esposizione si focalizza invece sul processo di lavoro dell’artista durante il perio¬do romano e negli anni successivi. Attraverso più di cinquanta opere tra dipinti, disegni e foto¬grafie. I visitatori hanno l’opportunità di scoprire gli aspetti meno noti dell’universo creativo di Balthus, nella cornice unica dell’Accademia francese che per sedici anni è stata il suo laboratorio.
La mostra propone diversi capolavori, tra cui La Chambre turque (1963-66), eccezionalmente prestato dal Centre Pompidou ed esposto poco lontano dalla stanza che raffigura, Japonaise à la table rauge (1967-76) e Nu de pratil (1973-77). Questi celebri dipinti sono accompagnati da una selezione di schizzi, fotografie e disegni preparatori che permettono al pubblico di ripercorrere le diverse fasi di lavoro.

Commenti

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare sia il tuo account di Facebook o di qualsiasi altro social network oppure puoi sempre "dirci la tua" senza dover utilizzare un tuo account ma semplicemente registrandoti su Rinascita, come indicato in fondo alla pagina.

Lascia un commento

Devi COLLEGARTI per lasciare un commento.