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lunedì, 26 ottobre, 2015

Le lucciole di Renzi

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Certo, a guardarlo là, mentre con aria affabile, conciona di tutto e di più, verrebbe quasi voglia di credergli… E già. Il Renzi stavolta l’ha sparata grossa. Il mondo gira alla rovescia: recessione e stagnazione economica sembrano aver colpito senza pietà, anche laddove tutto sembrava fosse destinato ad un’inarrestabile ed irresistibile trend di crescita (vedi Cina, Brasile e compagnia, giusto per citarne alcuni…), ma per Lui, no, in Italia tutto va bene. Anzi. Il nostro, tra poco, sarà il paese che in Europa potrà tranquillamente alzare la voce su tutti, visto che meglio di Germania, Francia o Gran Bretagna, avrebbe saputo portare a compimento i compiti di casa assegnati da Bruxelles ed FMI, ovvero da quella strana brigata di iene e di pagliacci animata dalla pretesa di concionare e disporre su tutto e su tutti, con le modalità più assurde e criminali che si possano immaginare. Si confondono le giuste esigenze di bilancio e riequilibrio dei conti pubblici, con la pretesa di tagli al sociale, a sanità, pensioni, istruzione e, financo, sicurezza. Si pretende di “armonizzare” i mercati europei, ingabbiando le nazioni europee in assurde regole e divieti, cosicchè i vari stati, privati di qualunque autonomia e sovranità, non possano né fare politiche di bilancio, né intervenire in alcuna maniera, nelle vicende di casa propria. Un modo questo, per far sì che squali e squaletti, iene e sciacalli, possano tranquillamente pascolare in casa altrui, comprando e rilevando interi comparti di attività economiche di paesi, così privati di qualunque capacità ed autonomia produttiva. E’ cosa arcistranota che, molti tra i più grandi marchi industriali nostrani, stanno finendo nelle mani di acquirenti stranieri, con le modalità di una irrefrenabile emorragia. Turme di criminali, profittatori, disertori, straccioni e malati stranieri, vengono tranquillamente lasciati entrare ed ospitati nelle nazioni europee, Italia in primis, a spese dell’erario pubblico, cioè dei cittadini, al fine di sostituire i locali ceti lavoratori, con una massa anodina ed informe priva di qualunque coscienza dei propri diritti e, perciò stessa, più facilmente manovrabile dal grande capitale. Quell’Europetta tanto puntigliosa ed occhialuta con i conti dei propri cittadini e tanto lesta nel tagliare e tassare, diviene stranamente distratta, quando si tratta di ospitalità per straccioni e criminali stranieri o per spese militari a supporto delle carognate genocide degli USA (Serbia, Iraq, Afghanistan, Libia, etc.) e dei loro alleati. Certo, in questo, l’Italietta renziana si distingue per una dote alquanto particolare. Ciò che da noi si dice venga tagliato, come un’araba fenice, risorge sotto altre, mirabili forme. Ora, per esempio, è perfettamente inutile che Renzi ci magnifichi il taglio delle tasse sulla prima casa, quando poi, di case gli italiani proprio non ne hanno, visto che il nuovo anno è stato inaugurato da un magnifico provvedimento di sblocco degli sfratti, studiato non tanto per permettere ai piccoli proprietari di tornare in possesso di ciò che loro spetta, quanto per sbattere in mezzo alla strada milioni di italiani per cessata locazione o per morosità causate da indigenza, in questo facendo il gioco di avvoltoi e speculatori d’ogni sorta e risma. Il tutto senza pensare minimamente a quello che, con un grazioso eufemismo, viene definita “emergenza abitativa”. Il fatto è che, quello della casa, al pari del lavoro, non è un optional, ma costituisce un diritto che andrebbe inscindibilmente tutelato. Certo, Renzi se ne frega. Lui ha altro a che pensare. Le nostre città, Roma in primis, cadono a pezzi, tra degrado, sporcizia, mezzi che non funzionano, “nuovi italiani” che si insediano e minacciano la tranquillità dei quartieri dei lavoratori, mafie e mafiette capitali ma, giustamente, Lui è lì a parlarci delle più rosee previsioni per il 2017, algido e lontano più che mai dalla gente e dai suoi problemi come, d’altronde, la sua sinistra oramai assurta a ruolo di elitario megafono di una minoranza di abbienti, davanti a cui si ergono le macerie di una middle class e di ceti lavoratori massacrati da decenni di liberismo e di belle schermaglie dialettiche destra-sinistra. Lui è talmente lontano che, forse, neanche si è accorto di non essere stato eletto dal popolo, come una volta si usava fare. Lui è stato prescelto, caricato con una bella scheda a ricarica Tim, Vodafone o, meglio ancora Trilateral o Bilderberg, sicuramente più confacenti al suo caso. Strano a dirsi ma, una volta tanto, sembra che Marx avesse proprio ragione. In Italia sembra riproporsi l’eterno schema dialettico che vede, ancora una volta, contrapporsi due ben precise categorie. Da una parte, una minoranza di ricchi, nel caso costituita dai fautori dell’economia finanziaria e dalle loro trombette progressiste, fiancheggiate dalla setta vaticana, ambedue accomunati da impeti di solidarismo e buonismo tali, da mascherare con il concetto di “diritti” a tutti i costi, qualunque tipo di sopraffazione, economica, sociale o politica che dir si voglia, in primis quella costituita dal favorire l’invasione migratoria. Dall’altra parte assistiamo alla progressiva “proletarizzazione” della middle class ed al regresso delle conquiste sociali ottenute da operai e da altre categorie di lavoratori dipendenti, grazie a tagli sociali indiscriminati e ad un odioso e cieco fiscalismo. Sfruttatori e sfruttati vanno sempre più contrapponendosi in uno scenario degradato e corrotto, oramai sempre più imperniato su spot propagandistici senza alcuna attinenza con la realtà. Intanto si cominciano a sentire ed intravedere sullo scenario nuovi soggetti politici, nella veste di individualità o di nuovi gruppi che, da vari punti di vista, vanno facendosi portavoce di un sempre più generalizzato malessere. Cinque Stelle con una radicale protesta anti sistema, più attenta a proposte di economia redistributiva (vedi il cosiddetto “reddito di cittadinanza”), Lega e Fratelli d’Italia sul problema migratorio, sull’eccessivo fiscalismo e sulla burocratica farraginosità del sistema-Italia. Altri gruppi ed invidualità minori, battono su una prospettiva più ampia, che tende a ricondurre tutti punti di vista ad un unico ed originario punto di partenza: quello della supremazia dell’economia sull’etica e sulla politica, che ne dovrebbe rappresentare la principale espressione, ovverosia la critica assoluta a quella fase storica che oggi definiamo come Globalizzazione. A questa più ampia prospettiva non corrisponde, però, lo stesso ampio radicamento mediatico e territoriale dei gruppi maggioritari. Pertanto, l’ottica di una prospettiva politica vincente, non potrà non passare attraverso una progressiva sintesi delle varie istanze e delle realtà politiche che ne sono espressione, visto che è evidente una fisiologica complementarietà tra istanze che battono sul “particulare” ed altre, invece, impostate su una visione più ampia. La vera scommessa del futuro, non sarà, pertanto, sul carattere ideologico di una nuova forma di aggregazione politica, quanto sulla capacità di saper mettere da parte l’italico vizio di una politica inficiata da interessi e contrasti da campanile, che portano alla paralisi ed all’inazione di qualsiasi istanza, come abbiamo già avuto modo di constatare negli anni. E per questo, sarà necessaria una squadra, nel ruolo di vero e proprio laboratorio e camera di compensazione politica, in grado di condurre un abile e continuo lavoro di interazione e mediazione, tra le varie istanze presenti. Questo sarà il banco di prova, che ci dimostrerà se siamo alla vigilia di una svolta reale o se, slogan, intenti, polemiche, altro non siano se non una delle tante illusorie facce di un sistema, la cui capacità di adattamento sia tale da saper cavalcare e gestire “ad usum delfini” qualsiasi espressione ed istanza politica, così ridotta a vuoto slogan e pura virtualità.

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