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venerdì, 23 ottobre, 2015

Museo d’Orsay a Roma. Gli Impressionisti

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L’atmosfera irreale e fantastica che si prova entrando al Musèe d’Orsay  pensavamo che fosse impossibile traslarla in un’altra qualsiasi parte del mondo che non sia Parigi.

Centinaia di capolavori tutti insieme, e parte integrante dello stesso periodo, appariva difficile che potessero disgiungersi l’uno dall’altro, anche se per un periodo breve dell’anno, lontani dalle solite pareti e dalla storia che in esse li aveva collocati.

Roma e il Vittoriano – Ala Brasini – hanno compiuto il miracolo dal 15 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016: gran parte di questi si ritrovano in una mostra “Dal Musée d’Orsay IMPRESSIONISTI”, proprio “Tête à tête” come vuole il sottotitolo dell’evento.

L’esposizione propone, con oltre sessanta opere, un ritratto della società parigina della seconda metà dell’Ottocento, attraversata dai grandi mutamenti artistici, culturali e sociali di cui gli impressionisti furono esponenti e testimoni.

Il fulcro della ricerca artistica diviene la rappresentazione della vita moderna. Scompare la pittura storica, mitologica, religiosa o allegorica e i quadri si popolano di immagini cariche di contemporaneità.

Nata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è curata da Guy Cogeval, presidente dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie con la curatela scientifica di Xavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore del dipartimento di pittura del museo stesso.

Il movimento impressionista distrugge le ferree regole dell’arte da Salon, si fa prepotente il desiderio di fissare sulla tela la fugacità del momento.

Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot, Auguste Rodin: questi, tra i tanti, gli artisti in mostra al Complesso del Vittoriano, in una rassegna  tutta da vivere e riscoprire attraverso i volti, gli abiti, le posture e gli accessori dei personaggi ritratti, “rivisitando” i luoghi e le ambientazioni in cui essi sono inseriti. Si avverte fra un dipinto e l’altro l’ambiente culturale, i contesti sociali e gli stimoli artistici in cui operarono gli impressionisti e, soprattutto, si  coglie quella “rivoluzione dello sguardo” e quel rinnovamento stilistico di cui il movimento  fu portavoce.

I capolavori in mostra, alcuni diventati vere e proprie icone dell’impressionismo, mettono in luce gli aspetti innovativi del movimento artistico ed evidenziano, allo stesso tempo, le connotazioni delle singole personalità. Tra i quadri esposti “Il Balcone” (1890) di Manet, cammeo della borghesia parigina di fine Ottocento, e “Stéphane Mallarmé” (1876), dello stesso autore, ritratto in un atteggiamento rilassato, capace di raccontare l’intimità tra due amici che si incontrano ogni giorno per discutere di pittura, letteratura, ma anche di gatti e perfino di moda femminile.

“Jentaud, Linet et Lainé” (1871) in cui Degas si sofferma sui visi pensosi dei tre giovani industriali parigini che emergono dalla tavolozza scura illuminata dai bianchi della tovaglia, dei polsini, del giornale; dello stesso artista, il ritratto del nonno “Hilaire de Gas” (1857).

Bazille dipinge Il ritratto di “Renoir” (1867), con i piedi su una sedia, facendone il modello della sfrontatezza giovanile. Di Renoir tra i tanti, splendida “L’altalena” (1876) dove la luce inizia a diventare la protagonista delle opere. Di Cézanne è da segnalare “Donna con caffettiera” (1890-1895), l’“Autoritratto” (1875) e “Il giocatore di Carte” (1890-1892).

Rodin con “Victor Hugo” (1897) racconta come l’impressionismo riesca a penetrare anche l’immobilità della scultura.

La rassegna è organizzata da Comunicare Organizzando con il coordinamento generale di Alessandro Nicosia. Il catalogo Skira è uno strumento indispensabile per  immergersi in una stagione artistica fortunata che ebbe a Parigi la sua fioritura  migliore.

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