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lunedì, 4 maggio, 2015

E’ dovere dell’Italia riacquistare la sovranità monetaria

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L’intervento del docente di Economia al convegno del 21 aprile a Roma ”verso una Lega Nazionale”

L’Italia con l’adesione all’euro e con la sottoscrizione dei trattati europei che ne regolano l’attuazione, ha rinunciato alla propria sovranità monetaria.
Questo significa che non possiamo stampare moneta “autonomamente” e che per avere euro a disposizione per pagare i propri debiti e finanziare le proprie attività istituzionali lo Stato – visto che il gettito fiscale non è sufficiente a ciò – deve ricorrere alla BCE ed al sistema bancario internazionale che acquista i titoli emessi.
Tali istituzioni (che hanno natura privata, compresa la BCE in quanto controllata dalle banche centrali dei paesi UE, a loro volta controllate da banche private) ben volentieri ci riforniscono di  euro, perché tale rifornimento non è “al costo della carta” ma ad un tasso di interesse determinato  dal mercato (il famigerato “spread”): tanto più le aspettative sull’Italia sono favorevoli tanto meno costa il rifornimento e viceversa. Inoltre l’acquisto dei nostri titoli è fatto, ad un costo piuttosto che ad un altro, anche sulla base dello “standing” della nazione: e qui stiamo messi maluccio, a giudicare dal “rating” che le famigerate agenzie internazionali hanno attribuito alla qualità del nostro debito, giudicato poco sopra il debito spazzatura! Ma, incredibilmente le ultime emissioni vanno a gonfie vele e la domanda di titoli italiani è sempre molto superiore all’offerta….
Il nostro debito pubblico accumulato “costa” in termini di interessi passivi da pagare, circa 80/90 miliardi di euro all’anno e nel triennio 2015/2018 non diminuirà.
Per Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone e BRICS non è così! USA e Giappone, per esempio, hanno debiti pubblici stratosferici e per onorarli stampano quintali di “banco note” che le loro banche centrali comprano immettendo contemporaneamente liquidità sul mercato. Da noi in Europa è un po’ diverso: troppa liquidità fa aumentare l’inflazione. Questa è la paura atavica e genetica di tutti i tedeschi che la Merkel  ben percepisce e rappresenta alla BCE con ferrea disciplina. Ne sanno qualcosa i Greci… Obiettivo primario della BCE, checché ne dicano in molti non è lo sviluppo dei consociati ma non far crescere l’inflazione. A costo della deflazione, della recessione e dell’abbattimento costante, inesorabile, dello stato sociale e dei diritti “costosi” per le finanze pubbliche, quelli delle classi più deboli.
Il punto resta irrisolto. La UE non è una economia chiusa e se ricordiamo la genesi del default USA del 2007/2008 e del mondo intero a seguire, da cui non ci siamo ancora ripresi, come si modifica la ricetta? Non si modifica. Nein. Crepare. Questa è la globalizzazione finanziaria.
Conseguentemente come UE possiamo mai essere competitivi con USA e Giappone, che battono moneta e se ne fottono dell’inflazione? Spread/debito contro costo della carta: teniamolo a mente!
Torniamo nel Belpaese. A fine 2011 la speculazione internazionale fece lievitare lo spread a livelli critici, fecero fuori Berlusconi (ultimo governo eletto “regolarmente”) e il resto lo abbiamo visto e lo vediamo tutti i giorni. Non entro nei meandri politici e non credo ai complottisti vari. Vero è che, però, saltato Berlusconi, come d’incanto, la speculazione internazionale ha smesso di perseguitare le nostre emissioni, fino ad arrivare alle ultime vendite che addirittura vedono tassi “negativi”.

Ma la necessità (e l’obbligo) di onorare il debito pubblico resta. E per farlo servono sempre i soliti 80/90 miliardi di euro annui, che, al contrario, potrebbero (anche solo in parte) essere utilizzati per sviluppo, welfare ed opere pubbliche. Ma per farlo si torna al problema di partenza: se non c’è sovranità monetaria saremo sempre al punto di dover subire l’obbligo di pagare uno spread/rimborso al posto del “costo della carta”.
E nessuno pensa, comunque, di non onorare il debito pubblico esistente con una sorta di “autoriduzione” o “spalmatura” in più anni del medesimo, così da alleviare le finanze pubbliche.
Non siamo l’Argentina. Non ce lo possiamo permettere. E tutto sommato non sarebbe neanche una grande idea. Dobbiamo recuperare la sovranità monetaria per far crescere di nuovo l’economia interna, le esportazioni, le opere pubbliche utili: in tal modo avere, in termini di gettito fiscale, maggiori entrate e, conseguentemente, maggiori capacità non solo di pagare il servizio del debito (oltre alle spese correnti senza fare macelleria sociale come la Fornero) ma, finalmente, iniziare anche a rimborsarne la quota capitale (oltre 2.000 miliardi di euro….).
Adesso, se l’idea di recuperare la sovranità monetaria verrà condivisa da chi ci rappresenterà nei prossimi anni, il problema è: come fare? Ricordiamoci che tale funzione – battere moneta – è essenziale per uno stato che si definisca tale.
Intanto togliamoci dalla testa di poter uscire dall’euro sic et simpliciter (magari con un semplice referendum abrogativo – la costituzione non lo consente – ovvero con una legge di iniziativa popolare: idem con questi attuali equilibri politici e comunque si arriverebbe sempre prima alle elezioni.
I trattati, se legittimamente sottoscritti vanno rispettati; qui si potrebbe aprire un dibattito infinito sulla legittimazione di chi li ha sottoscritti e se tale procedura è stata rispettosa del dettato costituzionale e se , ancora, i cittadini ne siano stati debitamente messi al corrente PRIMA di tale sottoscrizione… Non mi avventuro in questa analisi. Onestamente, però, penso che più di una forzatura ci sia stata e che la disinformazione (ovvero l’informazione non obiettiva, che è pure peggio) siano state elevate.
Anche volendo fare un … colpo di testa , come la breve storia di questa nazione (non uso la maiuscola volutamente) insegna, non andremmo troppo fuori dal seminato!
Dall’unità (e qui con questo termine rido amaramente) in poi, non siamo stati molto coerenti nelle alleanze, politiche, militari (!!!) e diplomatiche: ergo una conversione ad U in più o una in meno adesso, rottamando unilateralmente i trattati farebbe – a livello di considerazione internazionale goduta dagli italiani – poca differenza. Al massimo qualche tedesco potrebbe dire: “…i soliti italianen tratitoren…” . Onestamente, come dargli torto? Ed i mercati, lo spauracchio dei più, a mio modesto parere, reagirebbero, viceversa, con moderazione…..
Ma qui si tratta di sopravvivere….mantenendo buoni rapporti col mondo finanziario globalizzato, da cui non possiamo, anche volendo, autoescluderci.
Quindi serve/servirà la legittimazione elettorale del partito/movimento, che uscirà vincitore dalle prossime elezioni. Tale governo dovrebbe ridiscutere con i partner UE la nostra adesione ed in particolare: sovranità monetaria e gestione dei tassi d’interesse interni, regole del famigerato rapporto del 3% debito/PIL, la chimera distruttiva del fiscal compact, l’assurdità filosofica del pareggio di bilancio. Discutere a muso duro e vedere cosa succede.
Tale auspicabile governo – se deciso, serio e coerente con il mandato preso dagli elettori – avrebbe un’unica cosa da dire agli spocchiosi tedeschi, francesi, olandesi e via europeggiando (dove tali regole, per loro sono sempre in deroga, non dimentichiamolo!!): cari amici senza l’Italia l’euro crolla, quindi vediamo di venirci incontro, perché noi non siamo – con tutto il rispetto – la bellissima Grecia. Senza di noi va tutto a puttane……(sempre con rispetto parlando..)
Nel frattempo si possono ipotizzare scenari balenanti intelligenza finanziaria, doppi corsi monetari, e via discorrendo: ma il problema vero è solo uno: ridiscutere, tramite governo e non tramite talk show o twitter, le condizioni di adesione alla Ue, all’euro ed ai trattati sottostanti.
Altrimenti ognuno a casa sua!

 

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